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I Parroci della Parrocchia di san Giuseppe artigiano:

1960 – 1973 don Giulio Foschini

1973 – 1995 don Dionisio Vittorietti

1995 – 1998 don Ugo Facchini

1998 – 2007 don Tarcisio Dalle Fabbriche

dal 2007 mons. Mario Piazza (cappellani don Andrea Rigoni, 2007-2009, e don Luca Ravaglia, dal 2009)

 

La parrocchia di San Giuseppe ricorda i suoi sacerdoti defunti.

 

DON GIULIO FOSCHINI (1960-1973)

 

Nella prefazione al libro “Filastrocche degli anni novanta” così scrive di se stesso:

In preparazione al sessantesimo di messa che avverrà, Dio permettendo lo, il 10 marzo 1993, una confessione di Grazie.

Dio Padre Figlio e Spirito Santo

Con piena confidenza mi rivolgo a Te, non per dire i miei innumerevoli peccati, che Tu solo conosci ed io affido alla tua Misericordia che per mia fortuna è infinita, ma per ricordare (e vorrei cantare) i beni di cui hai arricchito la mia esistenza.

1909. Il 4 marzo sono nato, quinto di 7 fratelli e sorelle, in una casuccia di campagna, da due genitori poveri ma credenti, nella Parrocchia di Masiera, nel comune di Bagnacavallo. Il 15 marzo sono stato battezzato nella chiesa collegiata di S. Michele di Bagnacavallo e così - Padre- mi hai accolto nella Chiesa Cattolica dei tuoi credenti. Lo stesso giorno sono stato iscritto nella società civile.

1915. Il 29 settembre, nella stessa Chiesa sono stato cresimato dal Vescovo Vincenzo Bacchi, entrando a far parte dei tuoi testimoni della fede.

Il 1 ottobre ho iniziato il mio camminare quotidiano su la strada, frequentando la prima elementare in Bagnacavallo. Da un poco di tempo le mie sorelle, la domenica pomeriggio, dei giorni sereni, mi avevano accompagnato alla Chiesa di Masiera, per la funzione pomeridiana ed avevo imparato a cantare: Noi vogliam Dio.

A metà di novembre, per avere una casa sufficiente, babbo ci ha fatto emigrare, con le nostre povere cose, al podere grande e casa grande in via Naviglio, sotto la chiesa sussidiaria di Villa Prati. La casa è molto scassata; ma di fronte vi è il Naviglio con le sue acque trasparenti ed i pesci e sulle rive i grandiosi pioppi che mi accompagnano ogni giorno per la scuola a Bagnacavallo e per la messa e la funzione pomeridiana tutti i giorni festivi alla parrocchia. Vivere così è grande gioia, anche se lontano infuria la guerra ed il cugino Primo, per me grande amico, è partito bersagliere e non è più tornato. Anche la mamma di babbo, la nonna Maria, in novembre, con tutti i sacramenti è tornata, o Padre alla tua casa.

1916- 1917. A Bagnacavallo la maestrina della seconda elementare, la Maria , ci racconta le parabole del Vangelo e legge qualche pagina di Pinocchio, dal volumetto con le figure colorate e ci parla dei soldati che stanno nelle trincee ed il Re soldato è andato a trovarli ed ha mangiato il rancio delle loro gavette; e ci fa pregare il Sacro Cuore per loro. Col 30 giugno è terminata la seconda elementare. Il primo luglio vi è l'esame e l'estrazione della lotteria organizzata dalla maestrina, di cui il primo premio è proprio il libro di Pinocchio che mi sogno in continuazione e Tu sai quanto mi è costato dire una bugia alla mamma per avere i 10 centesimi per il biglietto della lotteria. Ma bisogna fare contenta la maestrina, aiutare i soldati che stanno in trincea e poi vi è anche la speranza del Pinocchio che amo tanto.

Ma proprio quella notte mi è sopravvenuta la polmonite; ho perduta la conoscenza, hanno chiamato il medico ed il prete che mi ha benedetto e raccomandato a Te, Signore.

Per la prima volta, o Padre, ho bussato alla tua porta,ma tu non hai aperto.

1917-1918. Ripeto la seconda. Maestro è un soldatino in grigio-verde, dal volto pallido e gli occhi buoni. Parla con un filo di voce; dicono che è un sacerdote. Poi vengono i profughi del fronte e facciamo buona amicizia; poi viene la Spagnola ; la prendo per primo in famiglia, guarisco e così il prete mi sceglie per chierico e mi fa portare la croce davanti ai cortei nei funerali. Questo mi procura il soprannome di prete, in famiglia e anche fuori; poi viene la pace; tornano i soldati, anche sacerdoti. 1° maggio, imparato a memoria tutto il catechismo di Pio X, ben preparato ricevo per la prima volta Gesù Eucaristia con grande gioia.

1918-1919. Frequento la terza elementare. Il maestro, Bafiet, è socialista; ma il venerdì fa la vigilia. L'ultimo giorno di scuola ci chiede che professione o mestiere intendiamo prendere. Io sto in silenzio, ma il mio compagno di banco, quasi per dispetto, si alza a dire che io intendo farmi prete. Bafiet, pronto: “E' una professione onorata”. Me la godo in silenzio.

1918-1920. Morto il padrone del podere, babbo, senza un soldo, ma con fede e coraggio, lo ha comprato. Se no era lo sfratto. I parenti di mamma hanno prestato i soldi. Il lavoro della terra diventa per tutti una passione. Frequento la quarta elementare con buon profitto; ma babbo da novembre è ammalato. La vigilia di Natale ci raccoglie attorno al suo letto, ci affida alla mamma; poi a tutti: “Se Giulio vuol farsi prete, lasciatelo libero”. Sono mesi di angoscia.

Il 19 giugno, con tutta fede, babbo torna a Te, Padre. Mamma prende la guida affidandoci alla provvidenza.

1920-1921. Non ci sono soldi, ma molti debiti. Mamma decide che frequenti la quinta elementare. Al mattino al lavoro; al pomeriggio a scuola; la sera il compito. Mi va tutto bene. In Parrocchia sono il chierico per tutto.

1921-1922. Ad ottobre si discute il problema del Seminario. La Cesira è favorevole, Angelo è contrario. Molto lavoro e molti debiti. Gli altri tacciono Mamma lo risolve. Ha combinato con il Parroco. Al mattino al lavoro, al pomeriggio a scuola dal Parroco. Due grammatiche latine con esercizi, un vocabolario, una storia sacra Storia e geografia sono le materie della quarta elementare; la matematica della V. Così ogni giorno, appena pranzato, afferro i miei libri e corro in canonica. La sera, dopo cena, il compito, mentre la Cesira mi fa compagnia al telaio. L'ultima domenica di giugno sono in seminario. E' la festa di S. Luigi con vacanza bianca, cioè libertà da tutte le regole. E poi gli esami. Vado ad ottobre in latino. Ma a ottobre finalmente posso entrare in seminario. Per me è il paradiso.

1923. In marzo e aprile mi ammalo di otite. Un mese di letto assistito dal rettore M. Costantino Babini, con l'esperienza di un medico e la diligenza di una madre.

Passa il Ginnasio. Passa il Liceo. Lo studio è un amore.

1929. Entro in Teologia e ricevo la Tonsura. La tua grazia, o Padre, mi accompagna sempre.

1931. Ai primi di marzo torno a letto con l'otite. Il 19 festa di s. Giuseppe sono in clinica, in pericolo di vita. Ricevo il S. Viatico, poi l'intervento chirurgico. Per la seconda volta ho bussato alla tua porta, o Padre, ma Tu non hai aperto. Così dopo un mese riprendo la mia vita di Seminario,vengono gli Ordini minori e maggiori.

Il 9 marzo 1933, in ginocchio, prometto al mio vescovo rispetto ed obbedienza ed egli mi consacra sacerdote. Il 10 la prima messa sempre in S. Michele di Bagnacavallo.

Il 30 luglio inizio il mio ministero nella Parrocchia di san Antonino di Faenza. Per 4 ani, Tu mi hai concesso tutte le esperienze del ministero, dalla vita di cappellano all'Azione Cattolica, all'insegnamento. Un pomeriggio di metà marzo 1937 accompagno un defunto povero al cimitero. Nel tragitto,un temporale di acqua fredda mi penetra fino alle ossa. Il 19, sempre festa di s. Giuseppe, dopo ricevuto il Viatico dal mio Parroco, con l'ambulanza vengo portato all'ospedale di Faenza. Per la terza volta,o Padre, ho bussato alla tua porta; ma tu non mi hai aperto. La convalescenza è lunga; ma Tu mi sei stato sempre vicino.

Per Natale passo nell'Ospedale di Bagnacavallo. Qui trovo molta comprensione e vi rimango come cappellano fino al 20 settembre 1942. Di qui il vescovo mi ha mandato parroco a Gaiano di Solarolo, sotto il Senio. Qui la guerra mi affratella completamente con i miei parrocchiani e trascorro i 18 anni più belli del mio ministero. Ministero ed insegnamento in Seminario. Il 16 ottobre 1960 entro nella nuova Parrocchia di san Giuseppe Artigiano di Faenza, dove è tutto un cantiere edile, compresa la chiesa e i successivi locali. Ancora non so rendermi conto, di quanto aiuto Tu mi hai dato, o Padre, per portare avanti tutto il lavoro che sono riuscito a realizzare con la completa collaborazione dei fedeli. Poi le mie orecchie non rispondono più alle esigenze del mio ministero, la sorella, la Cesira , ha i primi disturbi di cuore; così con la tua grazia affronto il sacrificio della rinuncia ed il 23 luglio 1973, mi ritiro continuando la collaborazione con il nuovo parroco e l'insegnamento, e della scuola in seminario e della religione nelle scuole pubbliche. Il 26 dicembre 1981, al mattino, dopo la celebrazione della messa in parrocchia, ritornato nel mio appartamento, ho trovato la Cesira nel suo lettuccio, con le mani incrociate sul petto. Tu avevi chiamato la tua serva, la vergine fedele al tuo servizio, il mio angelo custode. Dio, grazie per Cesira. Umanamente senza l'aiuto di Cesira, non sarei diventato sacerdote. La preghiera; il lavoro; il silenzio, tutta la sua vita. Dopo il vescovo mi ha indirizzato qui, all'Istituto Righi, dove sono entrato il 1° settembre 1982 e da 10 anni godo della cristiana ospitalità delle tue serve. Grazie, Dio.

Nello stesso tempo ho assunto la direzione e riordinamento dell'Archivio della Curia Vescovile. Qui in gioia e lavoro passo i miei giorni, in tutte le ore libere. Grazie anche di questo. Avvicinandomi al sessantesimo anno di messa, Signore, metto nelle tue mani misericordiose il mio domani. Ti aspetto ogni giorno. Ogni sera ti ripeto la mia preghiera: Grazie per la tua assistenza. Vieni presto; lo desidero con tutto il cuore.

 

Mons. Giulio Foschini è tornato alla casa del Padre il 29 gennaio 1998.

 

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DON DIONISIO VITTORIETTI (1973-1995)

 

Vittorietti dott. don Dionisio, meglio conosciuto come don Vitt, era nato a Faenza il 10.07.1927.

Compiuti gli studi presso il Seminario faentino, fu ordinato presbitero il 16 luglio 1950.

Ebbe per primo l 'incarico di cappellano presso la Parrocchia di S. Maria ad Alfonsine. Qualche anno dopo (1956) divenne Parroco della limitrofa Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, sempre ad Alfonsine.

In quel periodo portò a termine gli studi di giurisprudenza conseguendo la laurea all'Università di Bologna (1967). Chiamato a Faenza dal Vescovo Mons Bergonzini nel 1973 gli fu affidata la Parrocchia di San Giuseppe artigiano; incarico che mantenne fino al 1995, quando per motivi di salute rinunciò, pur rimanendo presente fino alla morte come vicario parrocchiale.

Ebbe vari incarichi nel presbiterio faentino come Priore del Collegio Parroci, Vicario urbano e membro di tante Commissioni e Consigli. Attento ai movimenti ecclesiali post-conciliari e alle novità sociali, fu promotore di nuovi modi di “farsi prossimo” a chi era in difficoltà nel nostro Paese e nel mondo missionario. Vale la pena ricordare il “pullman amico”, un vecchio tram ricevuto in dono dalla Amministrazione Comunale che, attrezzato da camper, fu utile per realizzare interventi consistenti, quali due fabbricati in muratura, in Friuli prima, dopo il terremoto del 1976 ed in Irpinia poi, dopo il terremoto del 1980. Diede spazio all'OMG, accogliendo Giorgio Nonni, reduce dal Mato Grosso, da una delle prime esperienze di obiettore di coscienza in Italia, e collaborò perchè il movimento di P.Ugo de Censi si consolidasse a Faenza. Fu anche vicino ad altri movimenti missionari faentini; basti ricordare l'AMI e MANI TESE, per il quale in varie occasioni, ultima la ricorrenza del suo 50° anniversario di ordinazione sacerdotale, raccolse fondi per la perforazione di pozzi.

 

Interessato al mondo della cultura seguì con passione le varie conferenze proposte a Faenza e diede

spazio al Teatro con l'inizio della Rassegna dialettale “Teatroinsieme”. Ebbe anche un breve periodo dedicato all'editoria, come direttore del settimanale diocesano “Il Piccolo”. Ancora oggi

era iscritto all'Ordine dei Giornalisti.

Da cinque mesi era ricoverato in Ospedale, prima al Civile poi alla Clinica S Pier Damiano, per un susseguirsi di scompensi che lo hanno portato alla morte il 29 maggio 2003, nel giorno della ricorrenza della festa dell'Ascensione di Nostro Signore. Meritano un particolare ricordo e grazie

gli amici che a turno lo hanno assistito, specialmente negli ultimi mesi, giorno e notte.

Lascia un buon ricordo di accoglienza nella Comunità degli uomini che egli desiderava come quella di Gerusalemme “assidua nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli, nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere” (Atti 2,42).

 

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DON UGO FACCHINI (1995-1998)

 

Nato il 26/8/1964. Ordinato il 23/4/1988.

 

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don Tarcisio dalle Fabbriche (1998-2007)

 

Dalle Fabbriche Tarcisio è nato a Faenza il 4/11/1947, quando la sua famiglia risiedeva nella Parrocchia di S. Andrea in Panigale, nella campagna faentina. Dopo le elementari, strutturate in pluriclassi, nella locale Scuola Statale, è entrato in Seminario a Faenza il 4 ottobre 1958. Dopo la morte del padre (1960) la famiglia si è trasferita a Faenza, prima in via Cavalcavia n.1, nella Parrocchia di san Marco, e poi (1962) in via Dal Pozzo 58, nella Parrocchia di san Giuseppe. Dopo 12 anni di Seminario a Faenza è stato mandato a Bologna nel Seminario Regionale Benedetto XV, dove iscritto al Corso di 5 teologia, ad indirizzo accademico, ha conseguito il Baccalaureato in teologia, nello studio associato alla Pontificia Università Lateranense di Roma.

Nel 1971, il 16 ottobre, è stato ordinato Sacerdote da Mons Marino Bergonzini, Vescovo ausiliare di Faenza, nella Chiesa parrocchiale di san Giuseppe. Ha avuto come primo incarico la Cappellania nella nuova Chiesa di s. Marco, in Faenza in via Puccini 6. Nel frattempo ha ripreso gli studi sia nel Corso di perfezionamento in pastorale presso il Seminario Regionale di Bologna che nel Corso di Licenza presso lo Studio domenicano S. Tommaso di Bologna. Nel luglio 1972 è stato trasferito nella cappellania di Russi. Ha ugualmente portato a termine nei mesi estivi anche l'impianto elettrico della Chiesa di S. Marco, come aveva promesso al Parroco mons Vincenzo Cimatti, utilizzando l'esperienza accumulata nello studio dell'elettrotecnica presso l'Istituto tecnico internazionale di Varese, dove ha conseguito il diploma nel 1966 e l'esperienza di lavoro presso laboratori faentini nei mesi estivi degli ultimi anni '60. Nel 1973 si è licenziato presso lo Studio Teologico S. Tommaso di Bologna con tesi su Max Scheler, filosofo esistenzialista, ottenendo la Summa cum laude.

Nel novembre 1973 è a Roma (pendolare Russi-Roma) per due giorni la settimana (10 ore), iscritto al Corso di laurea in teologia dogmatica presso l'Angelicum. Purtroppo gli impegni pastorali, in particolare la lotta per il primo referendum della storia repubblicana italiana, quello sulla legge del divorzio, non gli permettono di terminare, dopo aver completato gli esami, la tesi di laurea sul tema “Gli scambi epistolari dei Padri conciliari a Trento in merito al Sacramento della Confessione” E' insegnante di Religione e di Corsi integrativi di elettrotecnica e di elettronica nella Scuola Media A. Baccarini di Russi. Nominato Parroco di S. Maria in Basiago il 21.8.80 è costretto ad uno stop per l'incidente stradale di due giorni dopo. Solo nel marzo 1981 prende possesso della nuova Parrocchia. E' insegnante di religione nell'anno 81-82 presso la succursale S. Rocco della Scuola Media Lanzoni. Nel 1982 unisce ai suoi impegni pastorali il lavoro di impresa di impianti elettrici e riparazioni radio-tv. Nel 1984 per il trasferimento del Parroco, il Vescovo Francesco Tarcisio Bertozzi gli affida anche la vicina Parrocchia di S. Giovannino, di cui sarà nominato Parroco nel 1987. Nell'anno scolastico 1982-83 riceve l'incarico di insegnante di religione presso l'IPSIA di Faenza, incarico che lascerà nel 1992. Nel 1992, in esecuzione alla legge 46/90 gli è riconosciuta dalla Camera di Commercio di Ravenna, come piccola impresa l'abilitazione per lavori di impianti elettrici (lettera A) e impianti di antenna e scariche atmosferiche (lettera B). Anche se in misura molto ridotta, ancora oggi affianca al ministero di Parroco l'esecuzione di lavori in campo elettrico ed elettronico. Da oltre 30 anni è l'installatore dell'impianto sonoro in manifestazioni religiose della Città.

Appassionato di elettronica è radioamatore con nominativo I4YYC e partecipa a Contest nazionali ed internazionali, nonostante il tempo festivo a sua disposizione sia limitato.

Il 4 ottobre 1998 è nominato dal Vescovo Italo Castellani parroco di san Giuseppe,dove ora svolge il suo ministero.

 

saluti da Don Tarcisio del 9 settembre 2007

 

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LA PARROCCHIA DI SAN GIUSEPPE RICORDA I SUOI SACERDOTI DEFUNTI

 

Certamente da quando sono Parroco di san Giuseppe, non so prima, una domenica all'anno è stata dedicata alla preghiera di suffragio per i sacerdoti defunti che hanno svolto il loro ministero in questa Parrocchia. Negli anni scorsi erano due: don Venerando Melandri, don Giulio Foschini; ora sono tre, in quanto è tornato alla casa del Padre anche don Dionisio Vittorietti, il 29 maggio dello scorso anno. Proprio nello spirito di Paolo nella prima lettera ai Corinti “Io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma Iddio ha fatto crescere” (1Cor 3,6) vogliamo Domenica 23 maggio 2005, a tutte le messe (ore 7,30-9-11-16,30) ricordare questi operai della vigna del Signor. Ho chiesto a tre sacerdoti

di tracciare un breve profilo di questi ministri di Dio.

 

Così don Antonio Bandini ricorda don Venerando Melandri:

“Don Nando era innanzitutto un amico; mio conterraneo (Brisighellese) e confratello nel Sacerdozio, ma anche di tutti. L'essere amico era la sua caratteristica. Brillantissimo nel dialogo e nella cura del rapporto che viveva come dono gioioso. La sua istintiva generosità lo portava a vivere il dono in totalità. L'aveva costruito così, molto probabilmente, la grande sofferenza della sua vita fin dalla fanciullezza. Orfano, allevato da una zia tutta preoccupata per lui; il fratello morto giovane per una grave malattia. Donava con una esuberanza che a volte poteva sembrare invadente. Anche la sua morte è possibile leggerla come conseguenza di questa sua caratteristica.

Pieno di idee, le esprimeva sia nell'azione pastorale di brillante cappellano in varie Parrocchie, fra cui anche questa di san Giuseppe, appena nata; sia come con-fondatore di una piccola fabbrica di palloncini colorati. A me resta il ricordo di un'amicizia gioiosa che avrei desiderato fosse continuata per molto più tempo”.

 

Così don Renzo Tarlazzi ricorda don Giulio Foschini:

“Sono stato a fianco di don Giulio, il prete fondatore della Comunità Parrocchiale di san Giuseppe,

quattro anni (1968-72), nono dei suoi Cappellani. L' origine contadina aveva temprato la sua personalità: sobrio, parsimonioso, dotato di grande intuito, sapeva costruire grandi cose con poco, con tanto amore al suo essere prete con costante nonché meticolosa dedizione al suo dovere. In pochi anni ha completato la costruzione della Chiesa, il campanile, le sale per incontri, il teatro.

Quante rinunce personali, assieme alla sorella Cesira, quanti risparmi per far fronte alle molteplici spese! Nonostante il continuo lavoro era molto sereno e trovava il tempo per la preghiera, per la presenza continua nel ministero di Parroco, di insegnante in Seminario e, la sera, nella conduzione del Circolo Parrocchiale. La sua fatica più grande è stata quella di dare fisionomia e compattezza alla Comunità parrocchiale che si stava formando, soprattutto in case popolari, nella prima zona di insediamento artigianale ed industriale di Faenza. Le famiglie con i loro problemi umani, morali ed anche di miseria; i giovani, a volte disadattati, e quindi carenti di valori, con tante necessità materiali, per i quali era difficoltosa una formazione cristiana. A quei tempi riuscimmo a formare un gruppo giovani che si chiamò GIP (= gruppo iniziative parrocchiali).

Oltre a stare insieme, diedero vita anche a recite, esportate anche nella Casa di Riposo. Nacque il gruppo Scout che fu di aiuto nell'aggregare i ragazzi. Don Giulio sollecitava attività per i ragazzi e desiderava il cortile sempre pieno della loro presenza. Apparentemente aveva un carattere chiuso e distaccato, ma un grande cuore ed era un prete schietto e genuino. Ho imparato molto dalla ‘scuola di don Giulio’, e questo mi è servito nel prosieguo del mio ministero pastorale”.

 

Così don Mirko Santandrea ricorda don Dionisio Vittorietti:

Ciao! Questo saluto con il sorriso sereno e accogliente del suo volto, resta per me il ricordo più caro e semplice di don Vitt. Ho conosciuto in lui l'uomo, il cristiano e il prete, ho riconosciuto attorno a lui la comunità cristiana aperta al mondo e traboccante del buon profumo della carità di Gesù. Scelgo di fare memoria di lui con qualche immediato “flash”.

Il sorriso. Sempre anche se talvolta velato dalla sofferenza fisica (ricordo la sua gioia per il suono delle campane quando, convalescente per l'intervento chirurgico, gli portammo la comunione a letto nella notte di Pasqua, mentre sul sagrato della Chiesa si cantava l'annuncio della Risurrezione...).

La porta aperta. Quella della Chiesa, dove accadeva il miracolo del “camminare insieme”, dell'essere “comunità parrocchiale”, come amava dire lui e non semplicemente e anonimamente “parrocchia” nel senso territoriale e clericale della parola. Porta della canonica, dove ho visto il bel segno della comunione e fraternità profonda fra preti (pur nella diversità, anzi grazie alla diversità e al rispetto di essa), che ha permesso l'avvicendamento nei ruoli con don Ugo.

Il mondo. Con molta simpatia per l'uomo della strada, anche, e specialmente, se non la pensa come te, se non condivide la speranza cristiana, sempre nella consapevolezza che lo Spirito soffia dove vuole e bisogna saper cogliere e seguire la Sua opera, che sempre precede, accompagna e supera la nostra azione ecclesiale.

Il dialogo. Con tutti e con la “parresia”, la franchezza e la libertà di spirito dei credenti, cercando di coniugare le altezze della Parola di Dio alle espressioni talvolta fragili e incomplete, ma comunque illuminate e dignitose dell'esperienza umana autentica ed aperta.

La missione. Dall'impegno per l'uomo, per la sua città, alla diffusione del Vangelo della carità fino agli estremi confini della terra: come non ricordare qui la fiducia ecclesiale espressa da don Vitt all'avventura umana e cristiana del p.Ugo de Censi, seguito in Perù da Giorgio e Daniele, e oggi da tanti giovani di tutt'Italia ? Come non ricordare il “pozzo” che, in fondo alla Chiesa, ci ha più volte ricordato l'impegno a dare da bere agli assetati del Burkina e di p.Gorini ?

Lo spirito critico. “Tu che ne pensi?”: questa domanda non era mai tralasciata da don Vitt, che insieme a tante domande, a tante letture e a tanti interessi, non ti nascondeva mai il suo pensiero, anche divergente. Così faceva con tutti: vescovo, confratelli preti, laici e laicisti...

L'ottimismo cristiano. Presenza nella complessità della realtà, con tutte le analisi e le considerazioni più diversificate, ma sempre l'ultima parola alla speranza, ai segni dei tempi nuovi che il Regno in gestazione sta facendo emergere nella scena di questo mondo. La più bella immagine in questa prospettiva è certamente la vetrata del rosone centrale della Chiesa in cui il Cristo risorto genera, conduce e attrae il popolo rinnovato della Sua luce pasquale.

La parola di Dio. Forse l'eredità più bella del Concilio vissuto in parrocchia è stata l'omelia domenicale preparata nell'ascolto delle letture al Venerdì sera e nella progressiva familiarità con le Divine Scritture, che giovani e famiglie hanno imparato a frequentare grazie alle relazioni con l'eremo di Camaldoli.

L'Eucarestia. Quotidiana e soprattutto domenicale, davvero espressione corale della comunità dei battezzati e cuore della vita ecclesiale, presieduta con fede, creatività e sapienza da don Vitt, che sentiva profondamente questo momento di famiglia, della sua famiglia.

La Madonna. Un lato, che mi ha profondamente colpito, è la devozione semplice alla Vergine Maria: lo ricordo ancora con la corona in mano nei momenti di preghiera personale in Chiesa e soprattutto nel letto dell'ospedale, quando con lui ho meditato i misteri della luce nell'avvicinarsi “dell'ora della nostra morte”.

La morte. Sorella nostra, che ci chiede di relativizzare tutto: le parole, le azioni, il troppo, il troppo poco... solo la Carità rimane in eterno. Così anche per don Vitt, che lo ha imparato nella sua carne ; così per me, per ciascuno di noi che stando accanto a lui abbiamo potuto comunicare allo Spirito del Signore Gesù, che fa nuove tutte le cose.”

 

 

Ringrazio i tre confratelli che hanno tracciato il profilo dei tre Sacerdoti che assieme ricorderemo nella preghiera, dovuta per il loro impegno di ministri di Dio nella nostra Parrocchiale.

 

d.Tarcisio Dalle Fabbriche

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